di ROBERTO COTRONEO da l'Unità on line del 18 giugno 2009
Ho guardato e riguardato il video del ministro Michela Vittoria Brambilla alla festa dei Carabinieri a Lecco. Dove il ministro dopo l'inno di Mameli farebbe il saluto romano. È un video che ha fatto indignare molti cittadini e che ha scatenato polemiche forti. Eppure non riesco a decidermi. Le prime volte che ho fatto scorrere il video ho pensato che fosse casuale, un gesto involontario, come fosse una mano alzata, un saluto al pubblico che era davanti a lei. Solo che su quel palco c'era anche il padre del ministro Brambilla, e anche lui ha fatto lo stesso identico movimento. Allora la domanda vera è questa: si tratta di un tic di famiglia o di una ideologia di famiglia? Ovvero. È un modo dei Brambilla di salutare o un modo dei Brambilla di salutare le persone che la pensano come loro?
Mi è difficile dare una risposta. Ma una cosa è certa. Il saluto romano sembra abbastanza chiaro. Se poi, vogliamo decidere che Brambilla padre e Brambilla figlia soffrono dello stesso tic, beh questo non li assolve. Tendere un braccio verso l'alto, anche se per poco (e va detto che il saluto romano è di solito ostentato, vuole fermezza di braccio, e almeno un paio di secondi di rigidità, e questo scagionerebbe il ministro) porta a cattivi pensieri, ed è cosa buona e responsabile evitare che si creino equivoci.
Se accade, come è accaduto infatti, basterebbe dichiarare con grande semplicità: "mi scuso, non era mia intenzione fare alcun saluto romano, che non appartiene alla mia cultura, avendo io giurato sulla Costituzione italiana, democratica e naturalmente antifascista. Come ministro della Repubblica, tra l'altro, non posso che scusarmi dell'equivoco anche con l'Associazione nazionale partigiani italiani, che si è sentita offesa di un gesto frutto di un banale, per quanto increscioso, equivoco".
Non reclamo neppure i diritti d'autore. Il ministro Brambilla, può, con il suo mouse, copiare e incollare queste righe tra virgolette, e mandarle a qualsiasi agenzia, come fossero sue. Gliele regalo. Peccato che non lo farà. E questo addensa naturalmente nubi e sospetti. Vorrei però far notare una cosa. Il generale dei Carabinieri accanto al ministro è rimasto in posizione di saluto per tutto il tempo dell'Inno di Mameli. Non il saluto romano, ma quello militare, naturalmente. Senza tic, e con la consapevolezza del suo ruolo. Il ministro Brambilla, copi e incolli e la prossima volta, lo prenda ad esempio.
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